La scena e´questa, e´ facile da immaginare:
ci sono io che entro quasi trotterellando nel supermercato sotto casa, sono le sette, devo fare la spesa che in casa ho solo un una barattolino con numero 7 capperi probabilmente ammuffiti. Entro trotterellando, appunto, con le cuffie che mi sparano nelle orecchie i Daft Punk, tutto contento non so di che cosa, prendo dagli scaffali quello che mi va e lo metto nel mio cestello, sembro la sora Lella in qualche film che adesso non ricordo. Fischietterei anche, se ne fossi capace.
Mi avvicino alla cassa, e intanto guardo le salsicciotte che ho nel cestello, e con la telepatia dico loro: ve magno,ve magno, ve magno, c´ho na fame che appena arrivo a Casa, ve magno.. (che la sora Lella, si sa, parlava romanesco.)
Pago, dico Aufwiedersehen alla signora cassiera-betoniera, esco.
Arrivo a casa, stanco di una stanchezza cristallina, mi siedo in poltrona, faccio un paio di telefonate, prima di sacrificare le salsicciotte al dio della fame ( della mia, di fame).
Entro in cucina, apro la busta, dove cazzo sono le salsiccie, dove cazzo sono? Oh, mamma mia, penso, ci sono i ladri in casa. Ma solo per un attimo. Di sicuro le ho lasciate sulla cassa del supermercato. Forse la cassiera- betoniera mi ha ipnotizzato con i suoi occhi da betoniera. Che ore sono? Sono le otto e zerodue. A che ora chiude il supermercato? Alle otto. Ce la faccio o non ce la faccio? Intanto mi metto a correre, che non si sa mai.
E ci sono dei momenti, che a me Carl Lewis mi fa un baffo.
Non mi vede proprio Carl Lewis, se mi metto a correre e c´ho le salsiccie che rischiano di essere perdute per sempre. Mi mangio il marciapiede a centoventichilometri all´ora e arrivo in picchiata sulla porta del supermercato. La porta in questione, solitamente - normalmente- si apre da sola, e´una di quelle di porte a vetri che c´hanno i sensori che si aprono da sole, avete capito quali, avete capito, certo.
Insomma quello che ho capito io e´che dopo l´orario di chiusura non si aprono piu´da sole, rimangono chiuse, Tu arrivi li´e non entri. Oppure, arrivi li´, convinto che si aprono, magari arrivi a centoventichilometriallora convinto che le benedette porte si aprano, e invece niente, e allora ci sbatti contro con la faccia. E ti fai male. Cazzo, se mi son fatto male.
E vabbe´poi anche il fragore, il casino, il commesso che dall´altra parte del vetro si spaventa e mi fa segno che il negozio e´chiuso ( lo so che e´chiuso, me ne sono accorto, idiota ) che devo andare via. La signora di fianco a me che pure lei voleva entrare che mi dice qualcosa del tipo "...bzzzz...crede di essere furbo lei....bzzzz...che vuole entrare....ci ho gia´ provato io....bzzzzz...." ( dove per bzzzz intendo le parti del discorso che non capisco, che col tedesco ancora va cosi´.)
Poi invece son fortunato, la betoniera mi vede e io la vedo, inizio a smanacciare e a mimare delle salsiccie (eh, mimare delle salsiccie, sembra facile) col commesso sempre + preoccupato che forse vuole chiamare la polizia. La betoniera si avvicina, ha le mie salsiccie in mano, fa aprire la porta, me le da´. Io sono contento. Tutti siamo contenti. Il commesso capisce e si tranquillizza.
Solo la signora, quella che voleva entrare, continua a dire qualcosa del tipo " bzzzzz...non e´ giusto....bzzzzz..." .
Signora per favore, mi faccia il piacere, che ho da fare, si sposti.
E ci sono io, senza cappotto, sudato in ritardo, con la neve che si scioglie ai bordi della strada, che me ne torno a casa con una busta di plastica con dentro numero quattro salsiccie.