Crea il tuo blogLoginAggiungi questo blog ad Excite MIX
Cerca nei blog con
Post
Feed
News

...e l'Aria era piena di Pensieri e di Cose da Dire. Ma in momenti simili vengono sempre dette solo le Piccole Cose.

...le grandi cose si acquattano dentro , non dette."

(A.Roy Il Dio delle Piccole cose)


 
 
 
 
 
english
 
........................................................
< Novembre 2009 >
L M M G V S D
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30            

Ultimi Post
• trasferito trasferito trasferito
• come volete
• do not disturb
• sbronzo ergo sconcio
•  la condotta del conducente


Tag
• generale
• siccome_sono_a_Monaco,ve_ne_parlo


Preferiti
• pulsatilla

• san franz di fuori




02.02.2006
trasferito trasferito trasferito
 
il mio nuovo indirizzo è da questo momento:
 
         http://rafaeli.splinder.com  
 
non più rafeli ma rafAELI. Su splinder qualcuno aveva già registrato rafeli, per poi aprire un blog che non usa. Mio caro FINTO rafeli, se ti trovo per strada facciamo i conti.
 
Venite a trovarmi sul nuovo indirizzo, il trasloco è stato pesante come sono del resto tutti i traslochi.
 
E come tutti i traslochi, adesso c'ho una voglia tremenda di farvi vedere la nuova casetta in cui mi sono stabilito. Il vestitino nuovo, insomma.
 
Per quanto riguarda i tipi di Excite:
se almeno vi foste impegnati un pochino di più a rendere questi blog più decenti, ci avrei fatto un pensierino a rimenere.
 
E invece sticazzi.
Non rispondete alle mail, i blog vanno a puttane e voi niente. Il banner pubblicitario però lo lasciate, eh?
 
E adesso parliamo del box commenti di Excite.
Ogni volta il cazzo di codice. Ogni volta. Da diventare scemi 2ty4i 3jf83j cjjr3.
 
Per la sicurezza, dite.
 
Intanto non esistono identità, su Excite puoi firmare i tuoi commenti anche come Madre Tersa di Calcutta o Micheal Jackson. Non esistono garanzie.
 
Ecchè du' palle.
 
Basta mi fermo qui.
 
Inizia il nuovo corso.  
scritto da raffaele alle ore 00:36 commenta leggi commenti (2)
31.01.2006
come volete

C´era questa giapponese che mi grattava la panza su e giu´ su e giu´, e intanto mi stringeva a se´ con l´altro braccio.  Questa giapponese che poi mi hanno detto non essere esattamente una giapponese- mi grattava la panza e io intanto vedevo la sua faccia che mi ripeteva: rafaélle, rafáelle. Ogni tanto quella lasciava la presa, ma era solo per pizzicarmi il culo. E nel frattempo continuava a ripetere  rafáelle rafáelle.

 

Adesso la prima cosa che faccio e´ prendere il mio taccuino personale, e sotto la voce Cose Che Mi Inquietano Molto ci scrivo bello chiaro: le giapponesi ingrifate. E poi tre punti esclamativi. Uno, due , tre.

 

Ma questo per dire cosa.

 

Volevo parlare del mio nome. Ecco, di cosa volevo parlare. Ché qui, maledetti, me lo storpiano in continuazione, il mio nome.

 

Il fatto e´che qui in Crucconia i dolci della Ferrero vanno molto forte. Qui tutti conoscono il Ferrero Rocher e ancora meglio conoscono la variante ariana del Ferrero Rocher, che sarebbe poi il Raffaello. Che se poi ancora non ci siete arrivati e´ quel dolce li´ uguale uguale al Ferrero Rocher ma di colore bianco e al sapore di cocco. 

 

Ed e´ inutile spiegare che no, non mi chiamo Raffaello.  Ci rimangono male. Io ci provo, una due tre volte, a dire no Raffaello, aber Raffaele.  Poi basta, ci rinuncio.  Affanculo se volete chiamatemi pure Duplo, che tanto vi rispondo uguale.

scritto da raffaele alle ore 12:23 commenta leggi commenti (29)
29.01.2006
do not disturb

Quando ho capito che non ce lavrei fatta più, ho detto a tutti civediamodopo e mi sono chiuso nel cesso del locale. La musica arrivava attutita, nel cesso, e a tratti aumentava di volume quando qualcuno apriva la porta.  La porta, avrei voluto dire, tenetela chiusa per favore, che c ho male alla testa. Per favore.

Ed ero lì , dunque,  appoggiato con la testa all immenso rotolone di carta igienica alla mia destra. Provvidenziale rotolone che stavi alla mia destra. Quanta carta a disposizione che c avevo, e non mi serviva.

Cavevo voglia, invece, di pensare. Pensavo:

 

- tra i vari motivi che mi impediscono di uscire da qui c è pure quella bottiglia di Martini che abbiamo confiscato alla festa spagnola qualche ora fa. Potevamo lasciarla lì, forse, invece di fare gli splendidi e dirci a vicenda: ma sì, portiamola via, che la si beve per strada. Potevamo lasciarla lì.

 

- non posso continuare a nutrirmi di pasta al pesto e weiss wurst. Va bene che cè una magnifica assonanza di s e di t , però sento che dentro di me qualcosa sta cambiando. E non parlo di sentimenti.

 

- All Around the world degli Oasis è un pezzo che dura troppo. Quanto cazzo dura? Dieci minuti?

 

- Laltro giorno Elena mi racconta che mentre si spalmava la crema nuda nella sua stanza, ha visto un tizio dietro la finestra del palazzo di fronte che la spiava e che cito paro paro- muoveva la mano destra velocemente. Verso il basso. Ma cera il davanzale e allora non si vedeva bene, dov è che arrivava questa mano.

 

- Alla  festa spagnola di cui sopra, dopo aver bevuto parlato cantato schiamazzato fumato etc etc in tutte le stanze, dopo che la casa era diventata un lazzaretto di disperati in preda alla claustrofobia compulsiva, dopo tutto questo, sulla porta di una delle stanze una spagnola che assomigliava vagamente a quel pupazzo Alf del telefilm americano, però bionda, e simpatica molto meno di Alf, mi dice: no qui non si entra più. Questa è la mia stanza. Cazzo, e adesso te ne accorgi? Chai un morto sul letto, lo hai visto?

 

- L altro giorno ad Elena gli ho detto: devi essere contenta, se mentre sei nuda nella stanza le persone del palazzo di fronte muovono la mano velocemente e verso il basso. Arriverà il giorno che ti urleranno  ma copritiii, diosanto!

 

- la lingua spagnola. Che lingua è, lo spagnolo.  Tutti questi Speedy Gonzales ( ve lo ricordate?) che parlottano tra loro e fanno le battute e io intanto non ci capisco una cippa lippa di niente. Capisco solo parapara pa paraparapa bueno parapaprpapa bueno.

 

- come diceva quel tizio, il giudice Santi Licheri, in quella trasmissione in tv, dove facevano finta di fare un processo? Diceva "mi ritiro per deliberare". Che uno potrebbe dirlo prima di andare al cesso mi ritiro per deliberare.  No? Ci sta bene.

 

- ribadisco che quella bottiglia di Martini forse era meglio lasciarla lì dov era. 

 

scritto da raffaele alle ore 20:03 commenta leggi commenti (13)
27.01.2006
sbronzo ergo sconcio

 

 

rafeli ha deciso che deve iniziare assolutamente ad  avere un aspetto più rispettabile, in clinica.  Basta con il camice sgualcito, con la faccia addormentata,  con i sospiri di insofferenza. Basta. Ci vuole un po di contegno eecheddiamine. Altrimenti questi crucchi nei giorni a venire si ricorderanno di rafeli come di un pupazzetto sempre stanco ed inefficiente. E col camice sporco. 

 

rafeli entra allora in clinica con passo sicuro. Si potrebbe dire anche, se non fosse una parola che suona davvero male, che è baldanzoso. Il baldanzoso rafeli apre la porta e saluta tutti . Si presenta con una virile stretta di mano ai clienti presenti. Ascolta con vero interesse le parole crucche che vengono spese a proposito del nuovo caso clinico del giorno. Non capisce un cazzo, il rafeli, ma è davvero un attore da soap opera, e nessuno se ne accorge. Ogni tanto aggiunge pure un si, certo oppure un perché? giusto per non sembrare assente.  

 

Dai che ce la faccio, a sembrare una persona seria, ho pensato quel giorno. Dai che ce la faccio. Che qui inizio a sembrare il Pulcinella della situazione. L italiano pizzaiolo. L italiano pizza e fichi. Ma con chi pensano di avere accheffare?

 

I clienti se ne vanno e rimango nellambulatorio con la studentessa mia collega che intanto compila al pc alcuni moduli. Io nel frattempo non so cosa fare ma cerco di non fare niente con la schiena dritta, le braccia incrociate sul petto, sguardo clinico e professionale. Lei , la studentessa, si volta verso di me e mi fa un sorriso. Anzi, un sorrisetto. Eh, eh. Ed io, gioviale ma pur sempre professionale, rispondo: Eh, eh.

Lei di nuovo: Eh, eh.

Io sento che due sorrisetti nel giro di trenta secondi sono poco professionali, ma rispondo lo stesso: Eh, eh.

 

Saluti da Cristina mi dice.

Come hai detto, scusa?  Cristina?

Si, Cristina. L altra sera, alla festa

Guarda le dico io con i nomi sono un po una franae poi laltra sera ho parlato con tanta di quella gente che adesso davvero non ricordo

Eh, Eh  terzo sorrisetto. Al terzo sorrisetto non si risponde. Ne va della reputazione.

Ma con lei  non c hai solo parlato, per quanto ne so

 

Merda.

 

Flashback.

 

Il  locale scuro e fumoso è strapieno. La musica è assordante. Questo posto è pieno di Britney Spears.  In questo momento il dj ha messo su un pezzo dei red hot. C è un ondeggiamento della folla. Alcuni sprazzi di pogo. In un angolo si può notare, ma bisogna avere lo sguardo fino, il rafeli che si muove. Zoommiamo. Alcune Britney Spears ci impallano il rafeli. Ad una prima analisi sembra ballare. Ad una seconda analisi il suo ballare è invece solo un tentativo di rimanere in piedi. La birra ha rotto gli argini. Rafeli è un pilota d aereo che sa bene  che sta per andare a schiantarsi e cerca di cadere in un luogo dove può fare meno vittime possibili. Rafeli si avvinghia a qualcosa di biondo e femmineo. Non ne siamo certi, la telecamera non arriva fin là. Il rafeli non è più sul radar. Lo abbiamo perso.

 

ah, Cristina, certo.

Ti ricordi, allora?

si , come no. Certo.

.

salutamela

scritto da raffaele alle ore 17:15 commenta leggi commenti (4)
26.01.2006
la condotta del conducente

Il conducente della metropolitana, che lavoro di merda.

Vi voglio bene a tutti, cari conducenti di metro. Sappiate che vi sono vicino. Io vi capisco. Non pensate di essere soli nella vostra disperazione , perché io vi comprendo. Davvero. Questo lavoro dove voi dovete soltanto azionare la leva di marcia, e poi la leva del freno. Poi di nuovo la marcia , poi di nuovo il freno. Poi di nuovo la marcia, poi di nuovo il freno.

 

Attenzione che se non lo ripeto non rendo bene lidea.

 

Azionate la leva di marcia e poi ? E poi il freno. Marcia , freno, marcia, freno, marcia, freno.

Marcia, freno.

 

Ah, dimenticavo, fate anche:

 

Apertura porte, Apertura porte. Chiusura porte. Apertura porte. Chiusura porte. Apertura chiusura apertura chiusura . E´ un bottone, quello delle porte. Lo so perche´ vi spio nella cabina, di tanto in tanto. Ma solo perche´ vi voglio bene.

Mica per altro.

 

Abbiate pazienza che se non lo ripeto non rendo bene l´idea:

 

apertura porte, chiusura porte, apertura porte, chiusura porte, apertura porte, chiusura porta.

Apertura e chiusura.

 

Io lo so che voi nutrite una invidia assoluta nei confronti dei tassisti.  Non fate di no con la testa che tanto non serve.  Non vi dovete vergognare di questo.  E´ assolutamente comprensibile.  Quei maledetti tassisti che di tanto in tanto devono pure sterzare.  Cioe´, ho detto sterzare.  Che voi sono anni che sognate un giorno di potere almeno per una volta, con la vostra metropolitana, sterzare.  E invece niente, che c´avete i binari, sotto. Maledetti fottuti paralleli binari. Dritti dovete andare. Dritti e basta. E se poi ci sara´ da cambiare direzione, saranno i binari a deciderlo, mica voi.   Voi dovete solo fare marcia freno, apertura porte , chiusura porte.  Apertura , chiusura.

 

Marcia, freno.

 

Togli la cera, metti la cera, togli la cera metti la cera.

                              

 

scritto da raffaele alle ore 01:22 commenta leggi commenti (9)
24.01.2006
nostra signora dei cheesburger

Preparatevi.

La confessione scabrosa della giornata di oggi è questa: io al McDonald ci vado. Ma non solo ci vado, ci mangio pure, al McDonald. Succede raramente, ma succede. A volte sono capace di ingurgitare tre o quattro hamburger uno dietro l'altro, e sapete cosa vi dico? Che me la godo.

 

Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore? Mi pento? Non mi pento per niente. Ma neanche un po'. Anzi, voglio inaugurare la stagione dell' orgoglio cheesburger. Il Cheesburger pride, lo chiamerò.

 

Ma innanzitutto mettiamo le mani avanti: il McDonald ha i suoi difetti. Il McDonald ti fa ruttare orrende esalazioni di cipolla per ore e ore dopo l'avvenuto ingurgitamento. Il McDonald insozza la città di odore di olio fritto esausto. Uno schifo. Il McDonald è una multinazionale: ma su questo non aggiungo altro, che già esistono orde di no global con la kefiah al collo pronti ad incatenarsi alle porte del primo fast food invocando la lotta allo sporco capitalismo, pronti a lanciare uova marce o anche molotov contro le vetrine, inveendo contro i pupazzi gialli e rossi di Donald McDonald. Su questo argomento non aggiungo altro, lascio parlare i disobbedienti che fanno i cortei con le Adidas ai piedi.

 

Il qui presente pirla ingurgitatore di panini a sbafo dice: McDonald, ragioniamoci su. Analizziamo, ponderiamo. Ecco, questo è quello che ci vuole: un attimo di calma e lucidità. Dunque:

 

i cessi del Mc: la libertà fatta porcellana.

I bagni del McDonald sono sempre lì per te quando tu li vuoi. Sono la libertà di utilizzare qualcosa senza limiti e senza paletti di sorta. Ma scendendo nel concreto: ti scappa da pisciare? Hai una diarrea dispettosa che si affaccia impertinente alle porte del tuo culo proprio mentre stai passeggiando per strada? Cosa fai? Dove vai? Eh? Vai nel baretto chic a chiedere del bagno? E vacci, vacci.  E vedrai che il bagno del baretto chic è guasto. Mi dispiace ma la toilette non è al momento disponibile. Il bagno in queste situazioni è sempre guasto. Sempre. Capisce, con tutta questa gente che ci chiede di andare al bagno, è facile che si inceppi lo sciaquone. Mi dispiace. E tu intanto sei lì che ascolti queste parole mentre il tuo colon ti dice: sono cazzi amari. Adesso mio caro sono cazzi amari.

Oppure il bagno non è rotto e lo puoi utilizzare.  Ma dopo devi comprare qualcosa, che sennò ti guardano male. Allora esci dal bagno e con scioltezza dici al barista: un caffè, grazie. E ovviamente sarà proprio quel caffè che provocherà cinque minuti dopo il triste revival della tua diarrea.

Il bagno del Mc è invece sempre lì per te, fedele. A tutte le ore del giorno. Tu entri, e non devi chiedere niente a nessuno. Vai in bagno e basta. Questa, cazzarola, si chiama libertà. Certo, per essere sporco è sporco. Ma non è che ti puoi mettere a fare lo schizzinoso in certe situazioni. Anche il tuo colon è lì che ti dice: fai il bravo, non fare il difficile. Entra e non rompere i coglioni.

Alcuni giorni ci ho trovato i tossici con le siringhe ancora infilzate nel braccio, nei bagni del Mc. E nella desolazione di questa scena, ho pensato: almeno sti poveracci hanno un tetto, in questi momenti.

 

I bambini ci possono giocare, al Mc.

Ci trovano le ceste con le palline colorate o i cubi per arrampicarsi. Non so se mi spiego. Quanto li invidio, maledetti bambini del duemila. Da bambino, quando andavo al ristorante, per giocare non c´era un cazzo. Un cazzo. Con i grissini sul tavolo, dovevo giocare. E poi arrivava la sberla. Stupido! Con tutti i bambini che muoiono di fame, che non hanno niente da mangiare, tu ti metti a giocare col cibo!  E dunque pure i sensi di colpa, mi facevano venire. Che poi, io mi chiedevo sempre: ma esattamente dove stanno questi bambini che muoiono di fame? Io sono il piu´ magro della mia classe, i miei compagni sono tutti piu´ o meno obesi. Ditemi dove sono sti bambini che io ci porto tutti i grissini che ho. Eccheddiamine. Ma questa e´ un altra storia.

 

Io ci mangio con un euro, al Mc.

Del tipo che se c´ho fame, entro e ordino un Mc Qualcosa e me lo mangio. Semplice. Magari non sara´ buonissimo. Anzi, questo lo concedo, non e´ buonissimo. E´ mangiabile. Pero´ quantomeno non sono una ulteriore vittima del baretto chic ( quello dello sciaquone rotto, per intenderci) dove un paninetto molto chic delle dimensioni di due centimetri per due - e dunque quattro centimetri quadrati - me lo fanno pagare quattroeuro e dieci.

Adesso magari potrebbe intervenire il salutista vegetariano col balsamo di tigre sotto gli occhi a dirmi: e che schifo. Oppure potrebbe chiedere la parola il nutrizionista dottor Cippa Lippa e dirmi che no, non fa bene all´organismo. Fate , fate pure.

Una volta un tizio - un mio amico- mi disse: ma no, non puoi mangiare un hamburger al McDonald. Cosa ne sai che quella e´ davvero carne di manzo? Cosa ne sai? Potrebbe essere benissimo carne di gatto oppure - e qui l´associazione di idee mi lascio´ di stucco- potrebbe essere anche carne di topo. Ecco, pensai, siamo a posto. Questa e´ l´intellighenzia del nostro paese. Andiamo avanti. Carne di topo. Certo, io gia´ me li vedo i macellai stipendiati dal signor Mc Donald che strappano con perizia le sottili carni dei topolini da ingrasso. Pezzettino dopo pezzettino.  Con le pinze. Che se fosse cosi´ un panino di carne di topo mi costerebbe trentacinque euri solo di manodopera, al Mc Donald.

 

L´igiene.

Io davvero non lo so che tipo di norme igieniche abbiano al Mc. Non lo so e non ne parlo. Quello che so e´che sono perfettamente standardizzati. Sono precisissimi. Del tipo che i loro panini arrivano congelati direttamente, che ne so, dall´Ohio. E le patatine fritte gia´ tagliate e pronte arrivano direttamente, che ne so, dal Nevada. Tutto e´ sotto controllo. Ognuno al suo posto e che nessuno sgarri o sono cazzi.  

Poi magari il saputello di turno si improvvisa igienista e ti dice: al Mc? Uno schifezza. Una schi - fez - za.  Io non lo so. Quello che so e´ che son precisi. Che se le patatine stanno troppo nell´ olio bollente, scatta l´ allarme. E se dopo un po´ non le vendono, allora le buttano. E cosi´ anche i panini, dopo un po´ li buttano. ( con tutti i bambini che muoiono di fame, certo.) Insomma sono controllatissimi. Se poi vai a comprare un paninozzo con la porchetta romana dal camioncino di Gigi il Troione, io davvero non so chi lo controlla al signor Gigi. Non lo so. Ma per informazioni, chiedere all´igienista Dottor Saputello di Turno.

Lui lo sa.

 

E poi piu´ di una volta ho visto dei ragazzi Down lavorare al Mc e a me sta cosa mi e´ piaciuta. Ho pensato, non sono mica costretti ad assumerli. Eppure, guarda un po´, li assumono. Mi hanno fatto simpatia. Ho pensato, magari lo fanno per un ritorno di immagine. Sara´ per quello, ma cosa importa?  Intanto lo fanno. Al baretto chic manco per idea. Sul camioncino di Gigi il Troione, c´e´ posto solo per il culo stratosferico di Gigi il Troione.

 

E comunque, chiudendo il discorso:  viva il Kebab, sempre. I pakistani di Bologna (ma anche quelli di Monaco fra un po´) dovrebbero innalzare un monumento in mio onore, in memoria di tutti gli euri che ho versato nelle loro tasche per mangiare un  Kebab. Tra poco andranno in giro in Mercedes, e sara´ per merito mio.

                                                

scritto da raffaele alle ore 03:15 commenta leggi commenti (10)
20.01.2006
mi avvicino barcollando alla porta di casa

mi avvicino barcollando alla porta di casa. Sono le sei di mattina. Io letteralmente ondeggio sul marciapiede. Dovrebbe essere l'alba ma l' alba ancora non è. Ancora per poco. Dovrebbe far freddo ma freddo non è, che ho tanta di quella birra in corpo che mi sento come una cisterna che deraglia in autostrada. Torno appena adesso dal party numero novecentocinquantasei - giusto per dire un numero- ed è questo uno di quei momenti che ho tante parole e frasi che mi passano per la capoccia, ma non riesco a formulare un pensiero organico. Provo a buttare giu' qui qualcosa. Ordine sparso.

 

  caduti in battaglia

Squagghia: oh, ma l'hai visto l' irlandese?

Rafeli: no, quale irlandese?

Squagghia: l'irlandese. E' andato in coma etilico. L'hanno portato via in barella. Con la maschera d'ossigeno.

 

 poliglottismi

Elena dice che lei il tedesco non lo studia perchè non le serve. Perchè comunque, lei, il tedesco lo capisce benissimo. Capisce tutto.

In tedesco: come ti chiami?

Elena (in italiano): bene, grazie.

In tedesco: quando è successo questo?

Elena ( in italiano) : si.

 

   figure di merda

Franz: Piacere, Francesco.

Polacca: Ma si, ci conosciamo già.

Franz: non è vero. Piacere, Francesco.

Rafeli: ma si che vi conoscete, come no. Quella sera all'Olimpiazentrum?

Polacca: Si, certo. E tu suonavi la chitarra.

Franz: Si, c'ero quella volta. Ma le ragazze che erano lì erano orrende. Mi ricordo bene.

Rafeli: Fra, zitto, era lei.

Franz: Ma no, erano bruttissime. Piacere Francesco.

Rafeli: Fra, erano loro.

Franz: Ma no, è impossibile. Poi una delle due aveva la faccia completamente rovinata. La pelle butterata. Era bruttissima.

Polacca: Si, era la mia amica.

Rafeli: ....

Franz: Ma no, non eravate voi.

 

Arrivo a casa, come dicevo, barcollando. Una di quelle nottate che mi trovo a parlare con i portoni. Che provo a mettere la chiave nella toppa ma la chiave non entra. E allora riprovo. E non entra. E non entra. E non entra. E allora inizio a pensare: ma guarda un po' se devono cambiarmi la serratura di casa così senza dirmi niente. Ma va bene che non mi dicano niente, ma almeno non me la cambiate in piena notte, che poi non so come fare ad entrare in casa.

E poi il giorno dopo mi tiro su dal letto che il sole già se ne va, entro in cucina e il mio coinquilino mi chiede: still alive? Io che per rispondere mi prendo del tempo, apro il frigorifero e tiro fuori il succo di frutta multivitaminico- che mi fa bene e ne ho bisogno- ne bevo mezzo litro d' un fiato. Poi vorrei dire qualcosa in risposta ma mi viene fuori solo un rutto privo d' incertezze.

Oggi è così.

 

 

scritto da raffaele alle ore 16:32 commenta leggi commenti (8)
18.01.2006
le tonalità del Nero

Adesso vi spiego perchè  50cent è un pupazzetto nelle mani del Capo del Mondo.

 

Ma procediamo per ordine. Dunque, facciamo un passo indietro. Come si dice in questi casi, un flashback.  Flashback to Friday.

 

Venerdì sera sono andato in discoteca.  Monaco è piena di locali: che ne so, vuoi il locale techno? Tie´, eccolo. Lo vuoi house? Lo vuoi glam? Come lo vuoi? Indie?  Gay e lesbo? Gay ma non troppo? Tutto quello che vuoi, qui c´è.  Ma questo non è il punto.

Faccio la fila, pago (cinque euri, che in Italia manco ti puoi avvicinare alla porta, con cinque euri) timbro sulla manina, cappotto al guardaroba. Entro.

Rapido sguardo alla folla. Biondi di qua e biondi di la´, ovviamente. E mischiati  tra i biondi, ci sono pure alcuni ragazzi di colore. E cioe´ neri. Che tanto a dire nero non si offende nessuno, direi. Da questo momento in poi , per comodita´, diro´ neri.

 

I neri.  Bisognerebbe fare qualcosa per loro. Uno pensa: prima c´era il razzismo, adesso non c´è più.  Io invece dico: un paio di palle.

Ma procediamo per ordine.

 

I neri, tutti quelli che vedi nelle grandi citta´, tutti i neri che ho visto a Londra, a Bologna, ovunque, TUTTI hanno un abbigliamento in puro stile hip hop. Pantalone bracalone e maglietta XXXL. Collanina d´oro. Sguardo incazzato. Oppure, variante dello sguardo incazzato, lo sguardo arrapato. Ma tutti ho detto tutti- in stile hip hop. Non si sgarra. Se tu sei nero nel 2006, o ti vesti hip hop o sei niente. Sei solo un nero.  La prova e´ che non esistono neri ventenni che non siano hip hop.  Uno pensa: e´ la moda. Io dico: la moda un paio di palle.  Questa si chiama ghettizzazione pura e semplice. Questa e´ la conditio sine qua non per essere accettati, da neri, nella societa´ moderna.

 

Del tipo: tu sei nero, che sfiga. E il nero: e no, amico, io sono un rapper, sei tu lo sfigato.

 

Capito? E´ questo il risultato. Ma adesso vi dico anche come sono andate le cose. Questa scena si svolge nell´ufficio centrale del Capo Del Mondo. Tutti i consiglieri del Capo del Mondo ( da questo momento CDM) sono attorno ad un tavolo per una riunione

. 

CDM : Dunque signori, la seduta e´ aperta. Qual´e´ il primo punto all´ordine del giorno?.

CONS1: Reverentissimo, ci sarebbe il problema dei neri da risolvere.

CDM : Il problema dei neri? Mi spieghi meglio. Portatemi un sigaro, nel frattempo.

CONS1: Si, eminenza. Vede, i neri continuano ad essere discriminati, a vivere in condizioni disagiate, eppure sono sempre di piu´. Si moltiplicano come conigli. Sono ovunque nelle nostre citta´.

CDM: E allora? Cosa facciamo, li ammazziamo? Lo sa bene anche lei che questo non è possibile.

CONS1: Certo, me ne rendo conto. Ma dobbiamo gestire in qualche modo il loro malcontento. La loro emarginazione. Vede, il problema è che sono tanti. Se un giorno dovessero, poniamo il caso, coalizzarsi contro di noi, cosa succederebbe? Sono dappertutto, questi neri, nelle nostre fabbriche, nelle nostre scuole.

CONS2: Se permette, eccellenza, avrei una proposta su questo problema.

CDM: Parli pure, sentiamo. Arriva o no questo sigaro porcaputtana?

CONS2: Potremmo scegliere qualcuno tra di loro- tra i neri intendo- magari prendendolo tra quelli più disagiati e con un passato più burrascoso. Magari con storie di violenza e maltrattamenti alle spalle. Ecco, potremmo prenderne qualcuno di questi e farlo diventare famoso. Coprirlo di soldi. Creare un immagine del nero ricchissimo e pieno di donne...

CDM: Continui, continui pure. Consigliere 1, prenda appunti!

CONS1: Certo, agli ordini signore.

CONS2: ...e in questo modo, tutti i neri insoddisfatti si potrebbero immedesimare in lui e potrebbero, in un certo modo, godere del suo successo. Godere in modo indiretto, ovviamente.

CDM: bene bene, mi piace questa idea...

CONS2: Ecco. E in questo modo in molti potrebbero pensare: se lui ce l'ha fatta, posso farcela anche io. Questa società non è razzista, tutto dipende solo da me.  E in questo modo potremmo tenerli a bada. Inoltre, con il mito del nero ricco sfondato, lavorerebbero come dei dannati. E non avrebbero tempo per altre cose. 

CONS1: Potremmo farlo diventare un famoso scrittore!

CDM: Zitto idiota! Ma quale scrittore. Deve essere ricco e spaccone, pieno di donne e sicuro di se'. Deve avere un passato in galera, anche, altrimenti non va bene. Cicatrici di colpi di pistola, voglio.

CONS2: Se posso permettermi, eminenza, io proporrei di farlo diventare un cantante.

CDM: Benissimo, cantante va benissimo. Preoccupatevi voi del resto. Io mi sono rotto i coglioni di stare qui seduto. Buona serata.

E così fu. E da allora non c' è rapper che non continui a rilasciare interviste - comodamente seduto sul divano nella sua villa Beverly Hills- circa il  suo passato nel ghetto, sulla sua vita ai margini della società, sui suoi problemi di droga. Per mesi ho visto a Bologna un ragazzo somalo - vestito hip hop- venire in biblioteca tutti i pomeriggi, sedersi al pc e cercare su internet i video di Tupac, Jay Z et similia. Per mesi ho visto questo ragazzo galvanizzarsi sulla sedia di fronte al pc della biblioteca. Vedeva lo stesso video per settimane di fila. Faceva pure le corna con le mani, nei momenti più esaltanti. Poi , quando tutto finiva, tornava ad essere un somalo con i pantaloni troppo larghi e il cappelino storto. E andava via. Ma era più contento

               P.S. Lo so che non serve, ma puntualizzo che non sono razzista- chi mi conosce lo sa bene. E non ho nulla contro l'hip hop. Nel mio paesino sono stato il primo, nel 92, a comprare un paio di pantaloni hip hop. Una città intera mi preso per il culo.

 

 

scritto da raffaele alle ore 01:59 commenta leggi commenti (9)
16.01.2006
neanche me ne accorgo

Parliamo un po' di vergogna e sensi di colpa.

Anzi no, parliamo dei tedeschi. Di questo popolo di biondi.

Anzi no, meglio il tema dei sensi di colpa.

Facciamo così, parlo di tutti e due gli argomenti e la faccio finita. Come si dice, capra e cavoli, moglie grassa e botte piena, due piccioni con una fava. E così via.

 

Oggi ho fatto la figura del pirla. La figura, attenzione che lo ripeto, del pirla. Nessun problema ad ammetterlo. Come diceva quella pubblicità del liquore? Arrivo lì , bello come il sole, spacco il minuto, ma non vado a sbagliare giorno? Ecco, appunto. Arrivo in clinica magari non proprio bello come il sole, magari come un Plutone qualsiasi, arrivo lì tutto fresco con la faccia distesa e sorridente e dico a tutti: Ciao! Be' , come va? 

Quelli : Cosa fai qui? Oggi è il tuo giorno libero.

rafeli  : Il mio cosa? Non era ieri il mio giorno libero?

Quelli : No. Ieri saresti dovuto essere qui, e non c'eri. Puoi andare, adesso. Buona serata.

 

Il sottoscritto è uno che modestamente le figure di merda le colleziona da quando è nato. Il sottoscritto è uno che il ritardo lo conosce bene, altro che. Uno che con i suoi ritardi ci dialoga pure ( dai orologio, torna indietro per favore ) uno che in questi casi di solito trova sempre una giustificazione ( sono svenuto... il bus è scoppiato... mi faceva male la panza ...etc. etc.) .

Insomma una faccia di culo.

 

E dunque quando mi sono trovato lì oggi, una studentessa mi dice: vabbe' dai non preoccuparti, puoi sempre dire che non stavi bene, che avevi mal di testa.  Le rispondo, con fare epico: no, lascia stare. Dirò che sono un pirla. Voglio dire la verità .  Lei mi fa: contento tu.

 

Il fatto è che qui son precisi. Questo è sicuro. Lo sanno tutti. Uno pensa: i tedeschi? Son precisi. Punto.  Fin qui niente di nuovo.  Quello che è strano è che me la stanno attaccando addosso, questa precisione, questa educazione.  Io neanche me ne accorgo, e mi viene da arrivare puntuale. Io neanche me ne accorgo, e non butto più le carte per strada. Che persona civile che sto diventando. Che damerino. Io neanche me ne rendo conto, e quando faccio i ritardi poi succede che mi vergogno. Attenzone che lo ripeto, io mi vergogno.

 

Io non pensavo fosse possibile , ma adesso quando faccio questo tipo di figure di merda, poi arrosisco.

 

Io sono italiano ma ancora prima sono un terrone di prima scelta. E dunque vengo da un posto dove obbedisci alle regole solo se c´e´ qualcuno che ti da´ mazzate sui denti, se provi a non obbedire. Senno´ fai un po´come ti pare. Tipo che allacci la cintura di sicurezza perche´ altrimenti poi son cazzi con i vigili urbani.  Ma appena fuori dalla citta´, dove inizia la campagna, ci sono le discariche a cielo aperto con le famiglie che vengono tutte assieme a scaricare frigoriferi e cessi rotti. Vengono con l´automobile e scaricano le lavastoviglie nei prati. Poi magari vanno tutti al mare.  Una volta ho visto un gatto randagio che aveva partorito dentro una lavatrice. Non so se mi spiego.

Nel terronico sistema di pensiero questi atteggiamenti sono catalogati sotto la voce " furbizie e astuzie" . Del tipo: affanculo se qui non c´e ´parcheggio, allora metto la macchina sul parcheggio degli invalidi. Tanto la pula a quest´ora non passa da qui.  Questa ad esempio e´ una furbata. Uno pensa: l´ho fatto, minchia quanto sono furbo. Non ho pagato il biglietto dell´autobus, evidentemente sono astutissimo. Una volpe, ecco cosa sono. 

 

Dov' è che volevo arrivare? Non me lo ricordo più. Mi sa che sono uscito fuori tema.

 

La differenza, insomma, è che qui loro - questo popolo di biondi- si comportano in modo civile e basta. Senza tante costrizioni. Tipo che se eventualmente sputano la gomma per terra non è che si vedono arrivare le SS con i manganelli in mano. O l'ispettore Derrick con le manette.  Non succede niente. Tu vuoi sputare la tua cazzo di gomma per terra. Fallo pure. Ma io ti dico che qui non lo farai. Farai la fila quando c' è da fare la fila. Farai la persona educata e civile.

 

(ma mentre avevo questi pensieri in testa succede che ad una festa un mio amico italiano napoletano mi ferma e mi dice ciao! e poi mica "buon anno" o "ben tornato" o "come stai" No. Cosa mi dice? Mi dice: ti piace questo golfino? Bello eh? Centosessanta euro, costava. L' ho messo nello zaino e sono andato via. )

scritto da raffaele alle ore 00:56 commenta leggi commenti (9)
13.01.2006
clinicamente stanco.

Sono entrato nell' ambulatorio con il camice sporco di sangue, urina, merda e gel per le ecografie. Sapevo benissimo di essere in quel momento il più sporco di tutta la clinica. Nell' ambulatorio il cane era già sul tavolo e la studentessa mia collega con il suo camice lindo parlava con i proprietari del cane. Loro - i proprietari - invece guardavano me perchè in quel momento ero io, e non il cane, il caso clinico del momento.  Io, con la mia faccia stravolta e le occhiaie così grandi che sono entrate nella stanza qualche secondo dopo di me. Io con la mia faccia così stanca per le ore di lavoro già fatte, per il digiuno forzato, io che ad un certo punto ho pensato a Bukowski quando scrive in Post Office: potessi pettinarmi anche la faccia. Mi sarei pettinato la faccia volentieri, se fosse stato possibile. Mi ci sarei spalmato del Gel-per-la-faccia in modo da tenerla su. Ma non era possibile. E comunque io non sono Bukowski. O forse solo un po'.

 

Ma questo è un altro discorso.

 

Dicevo, entro nell' ambulatorio e la studentessa mia collega col camice sponsorizzato dalla Dash mi dice: dai prendi la frequenza del cuore che io intanto prendo la temperatura. Io: certo, va bene. Ma avrei voluto dirle: ti posso vomitare sul camice che facciamo troppo contrasto, tu angelo del paradiso, io caccola del naso ammuffita?  Ma non l'ho detto. Ho cercato di prendere il polso al cane ma ero troppo stanco, troppo stravolto, e il polso non lo sentivo. Non c'era polso. Niente battito cardiaco. Allora, mentre i proprietari mi guardavano e il cane sul tavolo scondinzolava, ho detto: non c'è polso, questo cane è morto, portatelo via. 

 

Alla reception di questa clinica ci lavora una pornostar. Non me l'ha detto nessuno, e con lei non ci parlato, posso solo dire che l'ho capito da me. Una che viene a lavorare vestita così non può che essere una pornostar. Forse dovrei cercare la conferma, in qualche modo. Tipo potrei avvicinarmi al bancone della reception con il mio camice sporco di merda, sangue, urina e gel per le ecografie, e dirle: di' la verità, sei una pornostar. Fammi un autografo qui, tra la macchia di sangue e quella di merda. 

 

Aggiornamento sul tema del post precedente: reazioni fresche fresche ottenute ieri sera in un fumoso locale di Monaco.

Cinese: italiano? ah, che bello. Io conosco bene il Venèto. No, non ci sono mai stato in Venèto. Si, mi piacciono gli italiani perchè sono completamente pazzi. Si, siete pazzi! Ah, ah, ah!! (cazzo, ridi, cinese?)  

Tedesco: ah, italiano dalla Apulien! Allora fumate tanta ganja dalla Sizilien!

                          

scritto da raffaele alle ore 17:59 commenta leggi commenti (3)
10.01.2006
italiano come mi vedi.

Mediamente tre o quattro volte al giorno- trovandomi in Germania e parlando soprattutto inglese- rispondo a questa domanda: da dove vieni? La risposta: sono Italiano. Le reazioni sono diverse. 

 

Italiano, da dove? Sono questi quelli che conoscono - piu´che altro credono di conoscere- bene l´Italia. Di solito hanno trascorso qualche giorno a Firenze o Venezia. Circondati da altre migliaia di stranieri. Allora ti chiedono: italiano da dove? perche´ vogliono sentirsi rispondere Firenze o Venezia. Tu invece non gli dici Firenze o Venezia ma gli dici Lecce. Segue momento di incertezza, pausa di silenzio. Rimangono delusi. Allora io ripeto: Lecce. Sud Italia. Loro si illuminano per un attimo e dicono: Ah! Sizilien!!(sicilia). Io dico : ma quale Sicilia. Direi piuttosto Albania. Do you know Albania? Di solito non resistono e attaccano con la storia: ma io sono stato a Firenze! Che bella Firenze, mi dicono. Io dico: ah.  Loro dicono : ho visto questo ho visto quello. Siamo stati a Firenze e abbiamo fatto la fila per entrare a quel museo dove c´e´ quel quadro, quella statua, quella imperdibile opera d´arte. Come si chiama questa imperdibile opera d´arte che ora non mi ricordo il nome? Io dico: non lo so, non conosco Firenze.  Loro fanno un salto indietro e poi: come? Non conosci Firenze? Di nuovo attimo di perplessita´. Silenzio. Nella testa pensano: ma questo mi prende per il culo, dicendo che e´ italiano? Dobbiamo credergli? Io dico di nuovo: Lecce. E poi alzo la gamba. Mostro il piede. Dico: l´Italia e´ uno stivale. Giusto? Io vengo dal tacco. E indico il tacco, perche´ non so come si dice tacco in inglese. Di solito mi dicono: ah, ma e´ lontano da Firenze. Io allora dico: ah, gia´ Firenze. Quella citta´ che quando arrivi in stazione, a S. Maria Novella, e´pieno zeppo di mendicanti, ubriachi, donne nomadi che fanno cagare i figli nelle aiuole? Dove si bucano nel bagno del Mc Donald´s?

 

Ah, italiano. allora sei un gigolo´! Giuro che me lo hanno detto. Ho avuto paura. E´stata una dottoressa della clinica dove lavoro ora. Come cazzo si risponde ad una frase del genere? Non lo so. Ho detto, nell´ imbarazzo piu´ totale. Gigolo´? Be´, si , a volte. La prossima volta la stessa dottoressa dira´ : italiano? allora sei un pirla!

 

Italiano? Ah, Che bella l´Italia.  Questi sono i sognanti, quelli per i quali l´ Italia e´ un posto assolato sempre e comunque, dove la gente va a fare un tuffo in mare ogni mattina e poi esce dall´ acqua cantando OSoleMio, si siede ancora grondante di acqua al tavolino di un osteria, dove viene servito da un cameriere travestito da pulcinella. Mangia una pizza e un piatto di spaghetti. Poi, dopo aver indossato un vestito Versace, beve un caffe´ ristrettissimo e zuccheratissimo in qualche bar del centro storico, mentre nell´aria si spande la musica soave di un componimento di Giuseppe Verdi.

Io sono li´ che provo a dire: ma guarda che abbiamo anche la neve, in Italia. Che le periferie di alcune citta´, per esempio Roma o Napoli o Bari, sono tra i posti peggiori in tutta l´Europa. Ma loro niente, continuano a ripetere: che bella l´Italia. Allora provo a dire: disoccupazione. Loro : che bella l´Italia. Provo ad insistere: corruzione, mafia. Loro : che bella l´Italia.  Ancora: delinquenza, cultura dell´illegalita´, sporcizia. Loro invece: che bella l´Italia. Tiro l ´ultima carta. Dico: Berlusconi.

Li´, riamangono zitti.

 

italiano! cosa mi cucini? Cosa ti cucino? Non lo so. Pero´ una volta ho cucinato per quattro tedesche un piatto di pennette ai funghi. E loro: ma perche´ pennette? Non sono migliori gli spaghetti? Macche´, dico io. Sono migliori le pennette. Anzi, in assoluto sono migliori le pennette rigate. Rigate?  Si, rigate, dico io. Perche´ , sapete, tra una scanalatura e l´altra della pennetta, rimane intrappolato il condimento.Ohhh di stupore.  E tutte, intorno a me: eh, si vede che e´ italiano, il ragazzo.

 

italiano? Parli francese? Epperchemai dovrei parlare francese? Allora mi dicono: ma si , voi latini, parlate piu´ o meno tutti uguale. 

 

italiano? Ciaobbella! , dicono.  E ridono. Cazzo vuoi, chiedo. Ciao mamma, mi dicono. Cazzo vuoi, me lo spieghi? Buongiorno, buonasera, un caffe´ per piacere. Ma vafangulo, va´.

 

italiano? (...silenzio...) Questi sono quelli che c´hanno paura. Che hanno visto Il Padrino e se sentono mafia si cagano addosso. Sono questi quelli a cui dico. Si, italiano. Da Lecce. Sai dov´e´ Lecce? No? In Sizilien!  Ecco dov´e´.

 

 

                    

 

scritto da raffaele alle ore 22:06 commenta leggi commenti (8)
08.01.2006
autostrade
Son tornato a Monaco. Nella macchina, in tre, abbiamo percorso circa settecenxmcnmxmilioni di migliaia di chilometri.
 
compagno di viaggio1: e...adesso siamo in Germania. E non sembriamo tedeschi per niente. Tu sembri tedesco, un po´, invece.
rafeli: io? be´si, insomma. Un po´ lo sembro tedesco.
compagno di viaggio1 : Noi invece dobbiamo stare attenti...
compagno di viaggio2 : A cosa?
compagno di viaggio1 : Ai naziskin, no?
rafeli : ma a Monaco non ci sono i naziskin.
compagno di viaggio1: non li vedi perche´ si travestono. Si mettono il parrucchino. Ma ci sono.
scritto da raffaele alle ore 19:22 commenta leggi commenti (2)
06.01.2006
l'albero del piccolo bastardo

Quando piove da queste parti, i tronchi degli alberi di pino puzzano di merda.  Di solito il fetore comincia ad esalare qualche ora dopo che la pioggia è terminata. Una volta, avrò avuto sette anni, volevo dire a chi era con me qualcosa del tipo: senti questa puzza? E lalbero che si è cagato addosso. Per la paura del temporale.  Anzi, ad essere precisi avrei detto cacato e non cagato, perché cagato lho imparato molto dopo nel mio soggiorno bolognese.

 

Gli alberi. Ricordo che gli alberi da bambino mi stavano un po sul cazzo. Non sempre. Era un odio che andava e veniva. Bisogna tener presente che sono letteralmente cresciuto sotto enormi alberi di pino, di quelli che fanno le pigne grosse dove dentro se sei fortunato ci trovi i pinoli. Fino ad una certa età per me albero voleva dire pino, gli altri alberi erano solo delle aberrazioni, delle devianze dal concetto di puro albero che invece era il pino con le pigne.

 

Sapevo salire sugli alberi come una scimmia. Avevo i calli sui piedi, sempre nudi, così che potevo camminare sugli aghi di pino secchi senza provare alcun dolore. Sugli alberi costruivo le case. Ci passavo le ore. Solo adesso ci penso e mi rendo conto che sarei potuto benissimo cadere, da quelle baracche, e sfracellarmi  al suolo. La piccola scimmia che si schianta al suolo dopo un volo di dieci metri. Ma il problema era un altro, allepoca. Il problema erano gli amici di città. Quelli che gli alberi sapevano solo che esistevano e ne prendevano atto. Quelli che, quando venivano a passare un pomeriggio a casa mia,  provavano a salirci pure loro, sull albero, con i vestitini lindi di città, e rimanevano appesi al primo ramo come biancheria stesa ad asciugare, incapaci di lasciare il ramo per cadere giù, incapaci anche di tirarsi su. Incapaci di tutto. Piagnucolavano e mi imploravano a denti stretti per lo sforzo: dimmi come si fa, dimmi come si fa, ti prego.

Ma a me non fregava molto se salivano sull albero con me oppure no. Non è che li incitassi a salire. Per niente proprio. Io ci passavo le ore, sugli alberi, semplicemente perché non cera molto altro da fare. O salivo sugli alberi, o ammazzavo le  lucertole. Queste erano le alternative.  E le lucertole a volte scarseggiavano.

 

Una volta una mia amica rimase appesa in un modo inusuale. Aveva sia le braccia che le gambe appese allo stesso ramo, ad appena un metro e mezzo da terra. Era rimasta bloccata in questa posizione, sembrava un capretto pronto per essere sacrificato. Aveva mezzo culo di fuori. Ricordo che le dissi: ehi, hai il culo di fuori! Ma lei in quel momento aveva una paura sfottuta di cadere, per lo sforzo di tenersi aggrappata non riusciva a dire una parola. Emetteva solo dei mugolii: nggghhh..nnggghhhhh.  Io le gironzolavo intorno e continuavo a dirle: ehi, ma ti rendi conto che hai il culo di fuori? Riuscì a dire solo un  dai, scemoooo! e poi a continuare con i mugolii. Io da ragazzino ero molto più bastardo di adesso, e quando una ragazzina mi diceva dai scemooo! quello era il segnale che stavo per commettere una stronzata.  Chiamai due miei amici che ancora non si erano accorti della capretta appesa col culo di fuori, che erano lì a provare di afferrare una lucertola ( e che mai l avrebbero afferrata) e dissi: venite, guardate cosa cè qua.  Presi un ramoscello da terra e come un professore in un aula gremita di studenti mi avvicinai alla pulzella appesa al ramo. Indicai solenne con il mio ramoscello tutta la circonferenza delle natiche ben esposte, guardai la mia platea, e dissi: e questo, guardate bene, è un culo.

Per la capretta questo era troppo. Lasciò il ramo, e cadde per terra.

Cadde di culo, ovviamente.

                            

scritto da raffaele alle ore 14:16 commenta leggi commenti (1)
05.01.2006
il telefono azzùoo

I bambini, porca miseria, bisognerebbe lasciarli in pace.

Una signora sui quaranta- non so chi fosse ma questo non importa- l' altro giorno si china su di una delle mie sorelline (due anni) e le chiede, sorridendo a cento denti : "senti piccolina, dimmi un po'...a chi vuoi più bene, a mamma o a papà? Eh?" La bambina è per un secondo disorientata, non credo che nella sua minuscola testolina abbia mai messo in un ordine gerarchico i suoi affetti, probabilmente non si è mai posta il problema, e perchè avrebbe dovuto, mi chiedo. E allora penso, madonna che gaffe che ha fatto la signora, magari se ne è resa conto lei stessa e adesso sarà un po' imbarazzo.

In imbarazzo un paio di palle.

Visto che la bambina non risponde ma rimane ferma a fissare il nulla con un filo di bava che le pende dal labbro, la signora la incalza con la stessa domanda: a chi vuoi più bene, a mamma o a papà? 

Ma niente, la bambina non risponde e nel suo non rispondere alla domanda del cazzo,  sento che SI, sono orgoglioso di lei. Brava, così si fa. Un po' di spocchioso snobismo nei confronti dei deficienti, ci vuole.

Ma certe volte in certi personaggi la simpatia non ha limiti. Straripa dagli argini. La signora si china sulla bambina e - giuro che l' ho sentita- chiede: ma ti trattano bene mamma e papà? Ovviamente fa seguito il silenzio (voglio credere un silenzio sdegnato) della bambina. La signora purtroppo è in preda ad una diarrea orale, e allora incalza ancora: perchè se non ti trattano bene, chiamiamo il telefono azzurro! Il telefono azzurro! E poi ride, urlando ancora qualche volta le parole telefono e azzurro in una frenesia isterica che coinvolge anche la bambina, la quale inizia a saltellare dicendo " azzùoo! azzùoo!!!

 

I bambini, porca miseria, bisognerebbe lasciarli in pace.

Da bambino, ma anche da ragazzo, quante volte sono stato stretto nella morsa dell' abbraccio di qualche zia-conoscente-commare, abbracci così stretti che ho pensato davvero di morire. Mi prendevano con queste braccione, all'epoca per me immense, e mi avvicinavano al viso dove ricevevo uno sbaciucchiamento coatto, di cui per fortuna serbo un vago ricordo, poichè in prossimità del viso, a causa del fortissimo profumo che usavano queste signore, perdevo conoscenza. Poi ritornavo in me, e allora venivo compresso con tutto il mio corpo (gracile, ero gracilissimo) al petto strabordante delle zie-conoscenti-commari. Questi donnoni avevano sempre delle tette enormi. Che paura fottuta. Non avevo nessuna intenzione di protestare. Subivo e basta. Pensavo: se i miei genitori accettano in casa e trattano così bene dei mostri come questi, che solo con le tette occupano mezza casa, se loro non protestano, allora ci sarà qualcosa sotto. Bisogna subire in silenzio. Ecco la mentalità del mafioso che già cresceva in me.

 

                                      

 

scritto da raffaele alle ore 00:15 commenta leggi commenti (4)
02.01.2006
venghino signori venghino

Davanti alla porta del negozio, infreddolito e bagnato, c'è un pakistano che distribuisce bigliettini ai passanti. Qui da noi nel Sud dei Sud gli extracomunitari sono pochi, e una faccia mulatta crea ancora sospetto. Il pakistano ( o indiano o cingalese macchenesò) distribuisce i bigliettini pubblicitari del circo che è appena arrivato in città. Ma lui poverino ha un aspetto così triste, e una faccia così mulatta, che la gente gira al largo e i bigliettini non li prende. E così se qualcuno invece li prende, questi bigliettini, il pakistano bagnato ne da' un mazzo da trenta, invece che uno. 

Ma la questione non è questa.

La questione è: cosa c' è scritto sul biglietto.

Sul biglietto c'è scritto: Il grande Circo con gli animali. Sottotitolo: finalmente qualcosa di nuovo!!

E poi, sul retro: Il Papa elogia il circo.

Il Papa elogia il circo? Epperchè?

Il circo è scuola di virtù...

Oh, madonna non ci avevo ancora pensato.

Il paradiso terrestre...

Va bene, non eageriamo.

...l' armonia dell' uomo , con se stesso e gli animali, è sotto il tendone. Parola di Giovanni Paolo II.

 

Ma guarda questi furbi circensi, ho pensato, che mi mettono in mezzo il Giovanni Paolo per nobilitarsi. Per qualche biglietto in più. Va bene che pure il Giovanni Paolo (paceallanimasua) una frase così l' avrà concepita in un momento di bassa pressione, perchè non c' è altra spiegazione al circo paragonato al paradiso terrestre. Ma adesso io immagino già la vecchietta devotissima, sdentata e gobba, che non è andata mai al circo e mai sarebbe andata se non fosse stato per le parole santissime dell' altreattanto santo Giovanni Paolo ( paceallanimasua) che entra nel tendone con il rosario in mano recitando l'avemaria, e che si va a sedere in prima fila come  è abituata a fare in chiesa. Già me la vedo questa vecchietta con tre capelli in testa che muore d' infarto durante l' esibizione degli elefanti o dei leoni che saltano nel cerchio di fuoco. A fine spettacolo si accorgeranno di lei, accasciata sulla sedia, sotto un enorme zucchero filato.

                                         

 

scritto da raffaele alle ore 16:49 commenta leggi commenti (2)
  BlogExcite > rafeli

Crea il tuo blogLoginPubblicitàAggiungi al MIX  
Excite UKExcite FranceExcite DeutschlandExcite EspañaExcite NederlandExcite JapanExcite USA